Una storia vissuta… Per vedere, per comprendere, per crescere

Amici, oggi vi propongo una storia realmente accaduta molto speciale, almeno quanto lo è colui che l’ha scritta. …Un amico straordinario, che non ho timore a definire un eroe dei nostri tempi… Il cui spirito, forza e sensibilità hanno lasciato una traccia indelebile nella mia coscienza… Lui è Paolo.

Vi invito a leggerla e scavare dentro di voi, per trovare nuove verità. L’introspezione è sempre foriero di crescita significativa…  

Questa storia riguarda una persona che ho conosciuto diversi anni fa.

Per mie ragioni personali la chiamerò Milena, naturalmente questo non è il suo nome.

Sono quegli incontri fortuiti, quelle conoscenze di un breve periodo, che ti rimangono nella memoria.

Non è una storia allegra, anzi direi triste, ma è inutile che anticipi i tempi, se andrete avanti nella lettura capirete.

In quel periodo, una mia amica (che chiamerò Maria) ebbe un pauroso incidente d’auto, si pensava che sarebbe rimasta paraplegica. Erano i primi di settembre, quella stagione ancora calda che non ti fa pensare alla fine dell’estate. Sono andato a trovarla in Toscana in un centro per la riabilitazione e lì ho conosciuto Milena.

Mentre Maria ci salutava e ci presentava ad alcuni amici, abbiamo cominciato a domandarle come stesse e naturalmente le nostre attenzioni erano tutte per lei. D’un tratto intravidi, più appartata rispetto a noi vicino al gruppo dei ragazzi che era in cortile, una giovane ragazza bellissima. Aveva lunghi capelli neri e due occhi azzurrissimi che da soli bastavano a colpirti, ma non solo questo attirò la mia attenzione.

Piangeva, senza preoccuparsi di chi la guardasse.

Ad una certa ora rientrarono tutti per la cena. La sera ci ritrovammo nel salone con un po’ di ragazzi a chiacchierare del più e del meno, Milena era seduta con la sua car di fianco a me.

Stava in silenzio, ascoltava ciò di cui parlavamo. Ognuno raccontava la sua storia, con battute che soltanto chi vive quella realtà può accettare senza prendersela e magari riderci sopra e che fuori verrebbero viste come puro cinismo, ma se consideri chi le pronuncia, riesci a comprendere.

Fu una bellissima serata ed ero contento di vedere Maria sollevata, ci mostrò la sua cicatrice di 40 cm dalle scapole al fondoschiena, impressionante!

Poco dopo mi girai verso Milena e notai che attaccato al collo, aveva un piccolo ciuccio di plastica -gadget diffuso in quegli anni- e mi rivolsi a lei -cosa per me rara- dicendole: “Anche io ho un ciuccio come il tuo al polso”, la ragazza mi sorrise, vidi che teneva sulle gambe una rivista di moto, risultato, finimmo per parlare di 2 ruote, mi disse che le piacevano molto e che le piaceva andarci.

Questo parlare durò pochi minuti.

Ci accorgemmo che si era fatto tardi e con i miei amici tornammo in albergo. L’indomani saremmo ripassati, per stare ancora qualche ora con Maria.

Il giorno dopo chiesi alla mia amica perché Milena stesse piangendo e lei mi rispose che era venuto a trovarla il suo ex ragazzo, che l’aveva lasciata quando era  rimasta in car e che lei amava ancora , pensai -che imbecille, ecco spiegate le lacrime-.

Maria mi raccontò in breve la storia di Milena, bella ragazza di 20 anni. I genitori le avevano preso casa a Ferrara, dove studiava giurisprudenza, e le avevano regalato la macchina per il diploma. Fidanzata e innamoratissima.

Un giorno si sveglia con dei problemi alle gambe, va dal medico, ricovero in ospedale, varie visite, finché non riesce più a muoverle. Le diagnosticano una forma tumorale al cervelletto.

Di colpo il suo mondo crolla, la felicità, gli amici universitari, Ferrara, la macchina nuova e il suo fidanzato, che non se la sentiva più di starle vicino.

Immagino fosse a pezzi. La operano, operazione perfetta, sette mesi di riabilitazione per muovere qualche passo coni tutori. Mi dice anche che sarebbe dovuta andare a Milano, perché sembrava che la stessa cosa l’avesse colpita ad un rene.

Combinazione anche io sarei andato  nello stesso ospedale e chiesi a Maria di dire a Milena se le facesse piacere  vedermi in quell’occasione.

La sera ritorno a casa, qualche settimana dopo parto per il ricovero, sapevo che l’avrei vista perché le faceva piacere incontrarmi.

Una mattina tutti e due liberi da analisi ci siamo visti, sono andato nel suo reparto e le ho proposto di scendere in giardino, perché era una bella giornata.

Ci teneva alla sua femminilità e ha voluto sistemarsi un attimo, levandosi le scarpe ortopediche per mettersene un paio da ginnastica di colore rosa e sciogliersi i capelli. Era molto tenera in questa cosa, nonostante tutti i suoi problemi voleva essere presentabile. È stata una bella mattina, prima di andarcene mi ha dato il suo numero di telefono e il suo indirizzo di casa dicendomi:” scrivimi”.

Siamo tornati a casa tutti e due in giorni diversi. Qualche tempo dopo le ho scritto un paio di lettere, alle quali ha risposto gentilmente. Però nell’ultima missiva mi diceva che era un brutto periodo perché dovevano levarle un rene e preferiva non scrivermi per un po’ di tempo.

Non risposi alla sua lettera avevo capito che voleva rimanere da sola in quel momento.

 Maria mi aveva detto che non c’erano speranze per Milena perché prima o poi sarebbe stato toccato qualche organo vitale dalla malattia e lei se ne sarebbe andata.

Me lo disse per non farmi stare male in seguito.

A me piaceva tanto Milena e non era certo quello il problema. Gli sarei stato vicino in amicizia! Passarono un paio di anni senza avere che saltuarie notizie di lei. Arrivò l’estate, ero al mare a Viareggio: giornate felici e spensierate.

Maria mi chiama al telefono e mi dice: “Mi dispiace Paolo, Milena è morta qualche settimana fa”. Fu una doccia gelata!

A volte penso a Milena e ancora la ricordo, il sorriso timido di una ragazza riservata, che non ha avuto la fortuna di vivere una vita intera, come avrebbe meritato.

Spero che tu sia felice ovunque ti trovi.

Un bacio Paolo.

Alla prossima.

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