01/31/13

Giovani italiani “low cost”

Renato Pozzetto in “Ragazzo di campagna” nella sua casa “a misura d’uomo”

Amici, nonostante la positività con la quale approcciamo alla vita, tenaci e con l’obiettivo preciso di migliorarla, in Italia, non serve nasconderlo, la crisi imperversa.

Non si tratta più ormai di non riuscire a trovare il lavoro della nostra vita, dei conti pubblici che non quadrano o di rinunciare a quei beni futili dei quali, solo pochi anni fa, abusavamo. Adesso, non è un errore affermare che la crisi ha cambiato (e continua a cambiare) radicalmente le nostre abitudini di vita.

Uno  rapporto effettuato da “Eurispes Italia” nell’anno corrente fotografa con statistiche, numeri e percentuali, in che misura si è involutala vita dei giovani, a cominciare dalle abitudini strettamente economiche, concludendo con quelle riferite ai rapporti interpersonali. Seguiamole nel dettaglio…

Aspettano i saldi e cercano e offerte al super mercato. Meno uscite di piacere quando si tratta di cinema o ristoranti, più mezzi pubblici e meno auto personale per risparmiare benzina, un taglio anche alle spese mediche. Pochi possono ambire a un progetto futuro in quanto lo stipendio serve a malapena a coprire le spese mensili (due su tre non ci riescono, in alcuni casi nemmeno a coprire quelle della terza settimana!). Il disagio economico delle famiglie si è aggravato in maniera preoccupante (indica questa condizione il 70% degli italiani). Nella maggior parte dei casi risparmiare qualcosa è impossibile (79,2%).

L’Imu una tassa iniqua per 8 sue dieci. Il fisco pesa sempre più sulle tasche degli italiani che bocciano l’Imu e invocano un taglio delle tasse per ridare fiato all’economia e rilanciare i consumi. In particolare, secondo il Rapporto Italia 2013 dell’Eurispes, il carico fiscale che ha gravato sulle spalle delle famiglie nell’ultimo anno risulta nettamente aumentato per il 41,7% degli italiani e un pò aumentato per il 27,5%. A non trovare alcuna differenza è il 13,8%, mentre il carico fiscale è diminuito leggermente o nettamente rispettivamente per il 5,5% e il 5,2%.

Il lavoro è sinonimo di stress per 9 su 10. Lavoro e stress, un rapporto sempre più stretto. Solo l’8 per cento degli italiani non è sottoposto alla “pressione” di eventi psicologici a causa del lavoro, il restante 92%, seppur con modalità e intensità differenti, al contrario, riconosce sintomi di stress derivanti dal lavoro e dalle mansioni che svolge. Il 59,5% solo qualche volta, il 21,9% spesso, mentre il 10,6% addirittura sempre. Tra le principali fonti troviamo al primo posto le scadenze e le pressioni sui tempi di consegna (59,5%), poi la mancanza di tempo da dedicare a se stessi (51,7%), e al terzo posto i carichi eccessivi di lavoro (51,5%). Anche l’assenza di stimoli professionali può provocare disagio (50,5%).

Uno su quattro va al “Compro Oro” e fa shopping online. Nel 30,9% dei casi si è fatto ricorso al credito al consumo nell’ultimo anno (nella precedente rilevazione la percentuale era del 25,8%), ma il bisogno di liquidità delle famiglie fa emergere un fenomeno diffuso e preoccupante: il 28,1% degli italiani si è rivolto ad un “compro oro”, con una vera e propria impennata rispetto all’8,5% registrato lo scorso anno.Parallelamente cresce il rischio usura rispetto al numero di quanti hanno chiesto denaro in prestito a privati (non parenti o amici) non potendo accedere a prestiti bancari (dal 6,3% al 14,4%).

La metà non rinuncia agli animali. Più della metà delle famiglie italiane, il 55,3%, ha in casa uno o più animali domestici, un dato in netta crescita rispetto al 2012 quando la percentuale si attestava al 41,7% (+13,6). L’animale più diffuso nelle case degli italiani è il cane, presente nelle abitazioni del 55,6% degli italiani, seguito dal gatto (49,7%). Il 46,7% di chi possiede un animale riesce a sopperire alle sue necessità con meno di 30 euro al mese.

Internet e la tecnologia non risentono della crisi. considerato che i ragazzi non lesinano nell’acquistare (seppur in una formula rateizzata) apparecchiature sempre più all’avanguardia. Solo cinque persone su cento, infatti, ne fanno a meno, mentre la Tv non è guardata dal 7,3% del campione. Oltre un terzo di chi naviga (34,8%) ha incontrato dal vivo una persona conosciuta su Internet: il 16,9% ha avuto una storia d’amore con una persona conosciuta in Rete. Il 38,3% ha trovato un amico. Stipendi insufficienti per accendere un mutuo, acquistare un auto o mantenere una famiglia. Uno su quattro ha un tablet, il telefonino batte la Tv che non è guardata dal 7,3% . Gli utilizzatori del telefonino si dividono tra chi possiede un modello base (47,1%) e chi uno smartphone (41,5%). Infine, la mania dei tablet ha ormai contagiato quasi un quarto degli italiani. La maggioranza non utilizza il lettore Mp3 (64,5%), la console per videogiochi (70,6%), l’iPad/tablet (73,2%) e, nonostante la recente diffusione, l’E-Book (80,3%)”. Quasi un decimo dei soggetti dispone invece di più di un tipo di telefonino (9,3%). Oltre alla funzioni di base è la fotocamera quella più usata (59%) mentre il 40% degli utenti naviga su Internet. Un italiano su 4 non ascolta mai la radio e meno della metà usa il Dvd.

Obiettivo futuro? Lasciare invariata la tendenza riferita alle nuove tecnologie e invertire tutto il resto… Adesso.

01/30/13

Libertà d’informazione nel mondo: Italia 57esima

Italia 57° nel mondo per libertà d’informazione

Amici, allarmatevi con me…

A quanto pare lo sforzo della rete verso un’informazione libera non riesce ancora a sortire i risultati sperati. Purtroppo per il pubblico generalista, dunque per la massa di lettori e spettatori,  ”pesano” soltanto le storiche testate giornalistiche, com’è noto schiave del potere di chi le possiede. Dal canto loro i colleghi giornalisti, in particolare quelli davvero accreditati, risultano impossibilitati nell’esprimere il tanto decantato libero pensiero che (a ingiusta ragione a questo punto!) è menzionato nella nostra Costituzione all’articolo 21, per le ragioni che conosciamo.

Di contro noi, popolo della Rete che lavora strenuamente per mettere alla luce null’altro che ciò che vediamo, sentiamo, viviamo tutti i giorni, restiamo ancora ai margini della comunicazione “che conta”. Quella che diventa in un attimo di dominio pubblico.

Vero è che riusciamo ad arrivare alla parte più “libera” (e “giovane”) del pubblico, che rappresenterà la nostra quotidianità di qui a pochi anni, ma per il momento non è abbastanza. E a dirlo è un rapporto di Reporter senza Frontiere sulla libertà di stampa in Italia: secondo quanto dice l’associazione, la cattiva legislazione sull’informazione continua in Europa, “specialmente nel Belpaese, dove la diffamazione deve essere ancora depenalizzata” e si fa un “pericoloso uso delle leggi bavaglio”. Così che nella famosa classifica sulla libertà d’informazione, l’Italia è al 57esimo posto nel mondo dopo, pensate, Botswana e Niger.

Adesso è questa la situazione. Ma non deve scoraggiarci, bensì invogliarci a fare ancora di più. Non importa quanto tempo ci vorrà, la “rivoluzione algoritmica” è iniziata e parla giovane. Presto farà sentire il proprio impeto a suon di bit.

 

01/29/13

1.500 disabili chiedono “assistenza sessuale”. Un diritto negato solo in Italia

In compagnia di amici affetti da distrofia muscolare

Amici, oggi vorrei concentrarmi su un tema che mi sta a cuore in maniera particolare perché, proprio qualche mese fa, ho avuto la fortuna di osservarlo, seppur per un brevissimo lasso di tempo, in maniera decisamente più ravvicinata di quanto non avessi fatto per tutta la mia vita: la disabilità.

Considero quest’argomento più che mai pertinente con quello da me trattato, dei giovani, in quanto sono convinto che una persona affetta da tale malattia disponga di un’apertura cognitiva, una spiritualità, un’elasticità mentale tale da renderla, per altri versi, assai più libera rispetto a noi cosiddetti “sani”. Ad uno spirito libero equivale certamente uno spirito giovane, fatto di carica emotiva, di serenità interiore, di sorriso incondizionato in grado di irradiare coscienze. Lo stesso spirito che oggi si nasconde dietro la coltre delle nostre personalissime vicissitudini, che non riconosciamo più perché troppo distratti dal  velocissimo, transeunte, effimero e conformista quotidiano. Spirito libero, quello di cui ci ricordiamo solo in occasione di un funerale o di una tragica notizia che ci riguarda.  

Oggi l’Italia non dà molto spazio alle esigenze naturali di questi “portatori sani”, i diversamente abili. Anzi, al contrario, le trascura nei suoi aspetti più viscerali.

E’ il caso dell’assistenza sessuale (per disabili), presente in tutti i Paesi d’Europa e assente solo nel nostro. Ora, però, pare che il tabù si stia rompendo… Il merito è di Max Ulivieri, un web designer affetto da grave disabilità che ha promosso una raccolta di adesioni online per istituire (anche qui da noi) la figura dell’”assistente sessuale”. ”In poco più di due mesi – afferma Ulivieri – e senza alcuna pubblicità, si sono già raccolte circa 1.500 adesioni”. Aderenti all’appello in rete (firmiamo.it/assistenzasessuale) sono state in maggioranza persone comuni, senza alcun handicap e che hanno semplicemente sposato la causa”.

I promotori hanno spiegato che, nella fattispecie, l’iniziativa consta in una pratica soprattutto relazionale, empatica e comunicativa che risponde a un problema reale dei disabili. “Le pulsioni sessuali costantemente represse e impedite nella loro manifestazione, sia autonoma sia relazionale – si legge nella petizione – si risolvono infatti in un costante e ossessivo stress psichico che affligge non poco l’esistenza di chi non ha autonomia nell’uso del proprio corpo. Determinate forme di disabilità, rendono impossibile l’uso delle mani, quasi tutte le forme di disabilità rendono difficoltosa, se non impossibile, l’interazione fisica e sessuale con partner adeguati, più spesso con qualunque tipo di partner consenziente”.

In Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Germania questo servizio è già esistente. In Olanda, addirittura, risulta a carico del servizio sanitario nazionale.

“L’assistenza sessuale a persone con disabilità – continua Ulivieri – è praticata da operatori volontari che hanno seguito dei corsi in ambito medico, sessuologico, etico e psicologico e che hanno sviluppato una grande sensibilità verso gli altri. Una terapia vera e propria rivolta al benessere psicofisico di persone che, per un motivo o per l’altro, si trovano a non essere autonome nell’espressione dei propri bisogni di tipo sessuale e, in senso lato, erotico-affettivi. Persone che possono riscoprire il proprio corpo come fonte di piacere e non solo di sofferenza e di disagi quotidiani, attraverso il contatto, le carezze, il massaggio, gli abbracci, i giochi erotici o anche semplicemente la presenza, l’affetto e l’umanità”.

Dopo la petizione online, che resta un’iniziativa privata, il prossimo passo sarà l’istituzione di un comitato per la raccolta ufficiale delle firme, da consegnare alle istituzioni. “I primi referenti – ipotizza Uivieri – potrebbero essere le Regioni”. 

Come di consueto staremo a vedere quale sarà l’esito della richiesta, questa volta “umana”, prima che necessaria. 

“…Ai miei amici di Bordighera”

01/28/13

Giovani all’ultima spiaggia. Storia di un CV “venduto” su (finto) Amazon…

Disoccupato si propone su (finto) Amazon

Amici, per la serie: “Le proviamo tutte”, voglio raccontarvi una storia che, insieme ad altre postate nei giorni passati, fotografa in maniera nitida, come sta modellandosi l’universo (dis)occupazionale giovanile. Una vicenda dalla quale emerge un aspetto umano che la dice lunga circa la condizione psicologica nella quale versano oggi i ragazzi, anche se, troppo spesso, non lo manifestano.

Ma io intendo analizzare con voi questa prerogativa per cercare di offrire qualche spunto di riflessione produttivo, finalizzato a possibili soluzioni. I vostri commenti, le critiche, le condivisioni sono concime vitale per lo sviluppo della terra dei nostri obiettivi. E’ solo attraverso di essi che riusciamo a comunicare il nostro pensiero sugli avvenimenti d’attualità che ci interessano più da vicino e, di conseguenza, è solo in questo modo che possiamo sperare di cambiare le nostre sorti.

La storia è quella di Philippe Dubost, un web product manager francese disoccupato che, per attirare l’attenzione delle aziende, ha avuto una brillante idea che ha velocemente conquistato la Rete. Invece di pubblicare sul web il solito curriculum vitae in formato standard, giovedì scorso il transalpino ha adattato il suo Curriculum vitae a una falsa pagina di  Amazon proponendo se stesso come merce rara in vendita. Le credenziali garantite dal famoso portale hanno convinto almeno 100 datori di lavori che nei giorni scorsi hanno contatto il giovane parigino per offrigli un lavoro.

Sulla falsariga di Amazon, Philippe ha invitato i potenziali acquirenti a controllare velocemente le qualità del prodotto e a “ordinarlo subito” perché “in magazzino vi è rimasto un solo pezzo”. Il prodotto-Dubost è stato aggiunto al carrello con un prezzo di listino di 999.999 dollari, poi cancellato così da invogliare i datori di lavoro a presentare la propria offerta di stipendio. Nella parte riservata ai dettagli del prodotto abbiamo scoperto che Dubost è disponibile a essere spedito in tutto il mondo e che ha presentato le sue dimensioni (è alto 1,86 mtr.). Inoltre ha offerto agli interessati la possibilità di selezionare una lingua (nel suo caso tre), dichiarando di avere una “mentalità imprenditoriale” e un’esperienza di 5 anni sui prodotti web. L’attenzione ai dettagli è maniacale e come nel famoso sito di e-commerce c’è la parte dedicata alla recensione dei clienti che hanno già sperimentato il prodotto. Alla fine della “transazione”, come i migliori beni in vendita su Amazon Dubost, ha ottenuto 5 stelle su 5. Solo giovedì scorso il CV di Dubost è stato visto da ottantamila utenti e molti internauti hanno definito geniale la sua trovata.

Che dire, la crisi aguzza l’ingegno? Certamente si, ma più che su questo mi concentrerei su un altro aspetto, molto meno divertente: oggi per ambire al lavoro per cui abbiamo tanto studiato e ci siamo preparati dobbiamo appellarci a trovate tanto singolari da risultare uniche nella storia. Direi che si tratta di una prospettiva a dir poco utopica, quasi fantascientifica.

…Ma di presentarci con un normale CV alla mano e affrontare un regolare (può succedere ma è raro) colloquio di lavoro per ottenere il “posto”, se ne può ancora parlare ?

Noi ci speriamo, dopo tutto…

01/25/13

Elezioni 2013: Ma conosciamo la “porcata” di sistema elettorale con cui andremo a votare?

Calderoli “grugnisce” al pensiero del suo Porcellum

Amici, sono mesi che i media ci bombardano con liste di nomi “presentabili” e “impresentabili”, gossip politico, retroscena istituzionale, complotti, schieramenti, endorsement da una parte e dall’altra, alleanze “realmente utopistiche”, demagogia. Fine ultimo, i fatidici giorni del 24 e 25 febbraio nei quali tutti (o sarebbe meglio dire poco più della metà) saremo chiamati ad esprimere il nostro “libero” consenso. Qui mi tocca virgolettare perché in fondo la nostra scelta tanto libera non è, considerando che il sistema elettorale vigente non l’abbiamo scelto noi ma ce l’hanno imposto e lo hanno fatto in maniera alquanto subdola, dalle stanze del Palazzo. Ma questa è un’altra storia…

Vendendo all’”insurrezione mediatica”, mi chiedo che senso abbia promuoverla se prima non si hanno le idee chiare su come è strutturato il sistema di voto. 

Ragazzi, diciamocela tutta: “Abbiamo completa conoscenza dell’iter cui sarà destinata la crocetta che disegneremo a matita su quella scheda piegata in quattro, nel buio della nostra cabina, nel caos del seggio assegnatoci? Credo di no… Perciò ho pensato di fare ciò che dovrebbe rappresentare un onere per i Partiti concorrenti (soprattutto nei confronti dei più datati): spiegare il sistema elettorale vigente oggi in Italia.          

La legge è la n. 270 del 21 dicembre 2005 ed è stata formulata principalmente dall’allora Ministro per le Riforme Roberto Calderoli, che in un’intervista televisiva la definì “una porcata”, per questo denominata dal politologo Giovanni Sartori  ”Porcellum”. 

Essa prevede:

- Abolizione dei collegi uninominali: l’elettore precedentemente poteva votare su due schede per la Camera dei Deputati e una scheda per il Senato. Mentre la parte proporzionale alla Camera veniva espressa con la seconda scheda, dando la possibilità di scegliere una lista, al Senato si procedeva a un recupero su base regionale fra i non eletti all’uninominale.

Liste bloccate: con l’attuale sistema, replicante quello in vigore per la quota proporzionale prevista dal precedente Mattarellum, l’elettore si limita a votare solo per delle liste di candidati, senza la possibilità, a differenza di quanto si verifica per le elezioni europee, regionali e comunali, d’indicare preferenze. L’elezione dei parlamentari dipende quindi completamente dalle scelte e dalle graduatorie stabilite dai partiti.

- Premio di maggioranza: viene garantito un minimo di 340 seggi alla Camera dei deputati alla coalizione che ottiene la maggioranza relativa dei voti. Da notare che 12 seggi, assegnati alla “circoscrizione Estero”, sono contemplati a parte, come anche il seggio della Valle d’Aosta. I voti della Valle d’Aosta[6] e degli italiani all’estero non sono calcolati nemmeno nella determinazione della coalizione vincente. Per quanto concerne il Senato, il premio di maggioranza è invece garantito su base regionale,[7] in modo da assicurare alla coalizione vincente in una determinata regione almeno il 55% dei seggi ad essa assegnati. In Molise (2 seggi) e all’estero (6 seggi) non è previsto alcun premio di maggioranza al Senato; nelle altre regioni alle elezioni politiche italiane del 2013 la coalizione vincente otterrà almeno 13 seggi su 22 in Piemonte, 27 su 49 in Lombardia, 14 su 24 in Veneto, 4 su 7 in Friuli-Venezia Giulia, 5 su 8 in Liguria, 13 su 22 in Emilia-Romagna, 10 su 18 in Toscana, 4 su 7 in Umbria, 5 su 8 nelle Marche, 16 su 28 nel Lazio, 4 su 7 in Abruzzo, 16 su 29 inCampania, 11 su 20 in Puglia, 4 su 7 in Basilicata, 6 su 10 in Calabria, 14 su 25 in Sicilia, 5 su 8 in Sardegna. In Valle d’Aosta, cui è assegnato un solo seggio, il sistema elettorale è forzatamente uninominale, come pure in Trentino-Alto Adige per 6 dei 7 seggi assegnati alla Regione.

- Programma elettorale e capo della forza politica: la legge prevede l’obbligo, contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica di depositare il proprio programma e di indicare il proprio capo.

- Coalizioni: la legge prevede la possibilità di apparentamento reciproco fra più liste, raggruppate così in coalizioni. Il programma ed il capo della forza politica, in caso di coalizione, devono essere unici: in questo caso viene assunta la denominazione di Capo della coalizione. Egli tecnicamente non è candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché spetta al Presidente della Repubblica la nomina a quell’incarico.

- Soglia di sbarramento alla Camera: per ottenere seggi alla Camera, ogni partito o lista deve ottenere almeno il 4% dei voti nazionali mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 10%. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 2% dei voti, o se rappresentano la maggiore delle forze al di sotto di questa soglia all’interno della stessa (il cosiddetto miglior perdente). Questo vuol dire che se una coalizione che superi lo sbarramento del 10% fosse formata da 3 partiti di cui solo 2 superano il 2%, il terzo entrerebbe sicuramente alla Camera con qualsiasi percentuale; se una coalizione fosse formata da 4 partiti di cui solo 2 superano il 2%, entrerebbe alla camera solo il più votato degli altri 2 che non hanno superato la soglia. Se una coalizione non dovesse superare il 10%, ogni singolo partito che la compone deve superare il 4%.

- Soglia di sbarramento al Senato: per ottenere seggi al Senato, ogni partito o lista deve ottenere almeno l’8% dei voti mentre le coalizioni devono ottenere almeno il 20%. Le liste collegate ad una coalizione che abbia superato la soglia prescritta, partecipano alla ripartizione dei seggi se superano il 3% dei voti. Questo metodo ricorda quello della legge elettorale usata in Toscana, che prevede simili sbarramenti. La differenza sostanziale con la Camera è data dal fatto che le soglie e il premio di maggioranza non sono calcolati sui voti nazionali, ma su base regionale. Per questo motivo alcune regioni risultano più importanti di altre perché i seggi assegnati dipendono dalla popolazione regionale, tant’è che i giornalisti hanno iniziato a chiamare la Lombardia Ohio d’Italia per la suo peso simile a quello che ha lo stato americano nelle elezioni del presidente degli Stati Uniti.

- Minoranze linguistiche: le liste delle minoranze linguistiche riconosciute coalizzate o non, potranno comunque accedere al riparto dei seggi per la Camera dei Deputati ottenendo almeno il 20% dei voti nella circoscrizione in cui concorrono. Come già descritto, per il Senato della Repubblica è stato previsto che 6 dei 7 seggi spettanti al Trentino-Alto Adige siano assegnati tramite collegi uninominali, mantenendo in quest’unica Regione il meccanismo previsto dal previgente Mattarellum.

La legge, inoltre, ha introdotto la novità delle circoscrizioni estere, che permettono di eleggere 12 seggi alla Camera dei deputati (6 in Europa, 3 in America Meridionale, 2 in America Settentrionale e Centrale, 1 in Africa, Asia, Oceania e Antartide) e 6 seggi al Senato della Repubblica (2 in Europa, 2 in America Meridionale, 1 in America Settentrionale e Centrale e 1 in Africa, Asia, Oceania e Antartide).

Allora? Letto quanta robetta c’è da sapere in merito?

Studiare prima di decidere. E questo vale per ogni argomento, soprattutto per quelli che “distrattamente” non vengono chiariti.

01/24/13

Inquinamento ambientale: danni fatali per le nuove generazioni …l’apice nel 2064!

Amici, ho postato questo servizio, che mi vede raccontare per Sky Tg24 il disastro dell’emergenza rifiuti in Campania nel 2010, per denunciare non con le parole, ma attraverso le immagini una situazione rimasta inalterata (forse addirittura peggiorata) da allora…  

Oggi, ritroviamo quanto segue: “Quanto l’inquinamento si sia trasferito nel terreno, quanto dal terreno ai prodotti alimentari, quanto dai prodotti alimentari all’uomo non è dato sapere con esattezza”. E’ quanto emerge dalle 772 pagine di relazione sulla Campania scritte dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti. Un’inchiesta che semina panico tra i confini regionali ed oltre…

Parliamo di danni incalcolabili all’ambiente dei quali a farne le spesa saranno le future generazioni, noi. Un danno ambientale destinato a produrre i suoi effetti in forma amplificata e progressiva nei prossimi anni con un picco che si raggiungerà, secondo quanto riferito alla Commissione, fra 50 anni.

All’interno di queste pagine c’è la descrizione di una tragedia che non ha ancora fatto esplodere i suoi effetti mortali. Per sottoporlo all’opinione pubblica, la Commissione riporta un brano dell’audizione del 10 ottobre 2010 del sostituto procuratore presso la Dda di Napoli, Alessandro Milita: “Un caso paradigmatico per coprire quasi la totalità degli illeciti o, utilizzando una categoria più consona al caso di specie, delle nefandezze che sono state fatte in materia di rifiuti”.

Il caso è quello dell’avvelenamento delle falde acquifere di Giugliano e delle zone limitrofe, causa dello smaltimento dalla seconda metà degli anni Ottanta fino al 2004 di 30.700 tonnellate di rifiuti pericolosi provenienti dalla bonifica dall’Acna di Cengio (Savona). Quelle falde servono diversi pozzi, non tutti autorizzati e variamente dislocati sul territorio, utilizzati per l’alimentazione bovina e umana.

“La questione è tanto rilevante – continua Milita - perché vede un accertato avvelenamento delle falde con, dato più preoccupante, un culmine di contaminazione, pur attualmente presente, che raggiungerebbe l’apice nel 2064. Uno di quei casi, dunque, per i quali una condotta permanente prevede un aggravamento nel corso del tempo. Perciò, facendo un parallelismo tra organismo umano e ambiente, può essere soltanto paragonata all’infezione da Aids. La catastrofe ambientale in atto costituisce ormai un fenomeno di portata storica, paragonabile soltanto ai fenomeni di diffusione della peste seicentesca. Il paragone non sembri azzardato, in considerazione del fatto che anche per i rifiuti a Napoli emergono, sia pure con connotazioni moderne, le figure degli untori che popolavano le tragedie cui si è fatto riferimento”:

Parole di un esperto queste, che fanno tremare i polsi, e non solo…

01/23/13

Governo italiano boccia gli studenti Erasmus in politica

Studenti Erasmus esclusi dal voto per le Elezioni Politiche italiane

Amici, ahimé oggi apro con una brutta notizia. Un caso già trattato il 18 gennaio che vede protagonisti gli studenti Erasmus e il loro diritto al voto per le Elezioni Politiche del 24 e 25 febbraio prossimi.

Il post di venerdì scorso chiudeva così: “Non ci resta che attendere il responso di Terzi: concederà un respiro di modernità alle nuove generazioni o sarà invogliato a pulirsi il culo con un nostro diritto?… …Restiamo fiduciosi e positivi…”.

Ebbene, il responso è arrivato e l’esito è negativo. La nostra fiducia e positività è stata tradita dalla nota diffusa da palazzo Chigi: “Il Consiglio ha valutato approfonditamente, grazie alle relazioni dei Ministri dell’interno e degli affari esteri, la possibilità di consentire agli studenti Erasmus la partecipazione al voto dall’estero per le prossime elezioni politiche, come auspicato in precedenza. La discussione – continua la nota – ha posto in evidenza delle difficoltà insuperabili: anzitutto di tempo e di praticabilità e, soprattutto, di costituzionalità nel selezionare unicamente gli studenti Erasmus – escludendo tutti gli altri soggetti che si trovano all’estero per ragioni di studio, ma senza una borsa Erasmus – come nuova categoria di elettori temporanei. La discrezionalità di scelta che eserciterebbe il Consiglio con questa decisione contrasta con i principi di partecipazione democratica, eguaglianza ed effettività del diritto di voto previsti dalla Costituzione. Il Consiglio – conclude la nota – ha auspicato che la prossima riforma elettorale tenga in debita considerazione le esigenze dei giovani temporaneamente all’estero per ragioni di studio e di lavoro”.

Capite? La prossima riforma elettorale si ricorderà dei diritti di 20mila studenti italiani che si trovano all’estero perché meritevoli di una borsa di studio pensata ai fini di un interscambio culturale!

Questo è lo spazio che ci concedono. Nullo. Anzi, peggio, perché ci hanno prima illusi…

Mi domando, vi domando: “Come possono discutere di programmi che ci riguardano, se prima non ci considerano, non parlano di noi, dei nostri diritti, della nostra partecipazione alla res publica?

01/22/13

FT vs Monti = Giovani vs Austerity

Il FT critica il regime di austerità promosso da Mario Monti

Amici, vorrei restare sull’aspra critica che ieri il Financial Times ha indirizzato a Mario Monti per la sua politica di austerity promossa in l’Italia nell’ultimo anno, evitando di bypassarla o considerarla una notizia gossippara come hanno fatto i maggiori organi d’informazione del nostro Paese. Credo, infatti, che quanto accaduto fuori dai confini nazionali sia meritevole quantomeno di una riflessione, considerando che si riferisce alla gestione della nostra politica macroeconomica, presumibilmente edificante per il benessere generale.

L’articolo scritto dall’economista tedesco, Wolfgang Munchau, titolava: “Perché Monti non è l’uomo giusto per guidare l’Italia (pezzo immediatamente smentito dal Professore che ha definito ”senza precedenti la nostra azione per il lavoro, specie in un periodo di tempo così breve e senza una maggioranza vera in Parlamento”) e sosteneva che per l’Italia “la priorità non doveva essere una correzione fiscale fatta quasi per riflesso istintivo, ma un intervento strutturale mirato. L’area più importante – esordisce Munchau - è il mercato del lavoro: servono riforme che eliminino i disincentivi all’assunzione dei giovani e permettano ai costi dei salari reali di calare durante le recessioni e di aumentare solo se in linea con la produttività. Monti – continua l’economista – avrebbe dovuto generare politiche che potessero aumentare in modo dimostrabile la crescita della produttività e dell’occupazione nel lungo termine. Doveva scegliere le riforme e condizionare l’accettazione dell’incarico a Premier a patto che il Parlamento accettasse la sua agenda di riforme presentata nei dettagli. Invece, alla fine, il Parlamento non ha accettato la sua Agenda ma lui è rimasto comunque e ha prodotto il minimo comun denominatore: l’austerità. Il prossimo esecutivo – conclude l’esperto di Eurogruppo – ha pochi compiti precisi: finirla subito con l’austerità, eliminare gli aumenti delle tasse più nocivi e applicare un programma di riforma, limitato ma efficace, che possa migliorare la crescita nel lungo periodo con una combinazione di maggiore produttività e tasso di occupazione più alto”.

Ho preso in prestito stralci dell’intervista a Munchau pubblicata oggi sul “Corriere della Sera” per esprimere nella maniera più eloquente possibile parte del mio pensiero circa le potenzialità inespresse dell’Italia in materia economica. Come già avanzato in un mio post precedente, che vedeva protagonista il premio Nobel per l’economia Paul Krugman, sostengo che la risposta alla crisi non sia l’austerità, bensì il rilancio degli investimenti da parte di quei poteri forti, Stato in primis, che ne hanno la capacità.

Ragazzi, a questo punto mi chiedo perché considerare un’uscita di rilevanza internazionale come un qualunque screzio tra politicanti utile solo a vendere i giornali, e non per quello che realmente rappresenta: Un argomento paradigmatico da affrontare con onestà intellettuale.

I giovani aspettano una risposta, adesso…

01/21/13

Giovani, conquistiamo il podio del “Misuratore della felicità”

Amici, trovo che il contenuto del video di cui avete appena fruito, tratto dall’ultima intervista ad uno dei più grandi giornalisti (a mio parere anche “spiriti”) di sempre, sia paradigmatico per comprendere l’importanza che ha il sorriso nella nostra vita. Senza di esso, tutto il resto non ha importanza.

Ho pensato di parlarvene perché è notizia di oggi la nascita del “Misuratore della felicità”, un progetto presentato in occasione del Festival delle Scienze di Roma dallo scienziato e co-autore del primo Rapporto Mondiale della Felicità, John Helliwell. Rispetto ad esso sento di dovervi coinvolgere in una riflessione. Ma partiamo dai fatti…  

A quanto pare, oggi la felicità non è più solo un concetto astratto bensì un’entità quantificabile: il grado di appagamento e soddisfazione di una popolazione è stato rilevato in oltre 150 paesi nel mondo, aprendo la strada verso la traccia di una classifica geografica sensibile alla variazione di culture e degli individui. Lo studio “World Happiness Report”, frutto di 30 anni di ricerche, fa parte ormai del nostro patrimonio gnoseologico essendo stato presentato in un convegno alle Nazioni Unite il 2 aprile 2012. Assieme agli scienziati Richard Layard e Jeffrey Sachs, Helliwell spiega in che modo è stato possibile misurare la felicità nel mondo e quali siano le sue cause principali nella lectio magistralis “La geografia della felicità”.

“Il Gallup World Poll, uno dei sondaggi più completi che abbiamo utilizzato – racconta lo scienziato il co-direttore del programma CIFAR sulle “interazioni sociali, identità e benessere” – consiste nella somministrazione di questionari ad ampi gruppi di popolazione: dal 2007 al 2011, per ciascuno dei 150 paesi selezionati abbiamo testato un campione di 1000 individui di età superiore o uguale a 15 anni, rinnovato di anno in anno. Ciascuno degli intervistati – continua Helliwell – quantifica la qualità della propria vita attribuendo un punteggio che varia da 0 a 10, dove 0 corrisponde al valore più basso possibile e 10 il più alto, dando il proprio contributo alla formazione del valore medio nazionale”.

Stando a quanto detto, mi preme segnalare che tra i fattori discriminanti dello studio c’è la rete sociale nella quale di vive. La rete sociale… Pensiamo un attimo alla nostra… Ok…

Ragazzi, in Italia funzionano poche cose, è vero. Ma non siamo nemmeno uno di quei Paesi esaminati nel lavoro di Helliwell, tipo l’Africa! Paesi che si reggono sulla Sharia, o dove i diritti umani sono calpestati come merda sotto le suole, o in cui gli abusi sessuali su donne e minori avvengono all’ordine del giorno, oppure dove l’unico regime esistente è quello della schiavitù!

In tal senso, abbiamo il privilegio di poter scegliere di vivere, non di sopravvivere… Non lasciamoci allora travolgere dalle conseguenze dei traguardi mancati, dai riflessi del tempo che scorre incurante delle risposte tradite o dalla pressione dei “satrapi” che provano ad ignorarci quotidianamente. Cedere alla depressione significa mortificare le potenzialità di ciascuno, squalificarsi da soli. Continuiamo a combattere, invece, con determinazione, tenacia, passione… Solo col sorriso possiamo riuscirci.

“Cominciando ridendo e finendo ridendo” (T. Terzani) …comunque vada.

01/18/13

Studenti Erasmus: “Ecco quanto vale il mio voto”

Il messaggio degli incazzatissimi 20mila studenti Erasmus…

Amici, stamane questa foto ha semanticamente fatto breccia nel mio cuore. Sono quasi le 13.00 e ancora sono qui a chiedermi quale altra immagine avrebbe potuto rappresentare in maniera tanto eloquente il valore del voto degli studenti Erasmus per le prossime elezioni politiche italiane.

Carta da culo. Questa è la valenza reale degli studenti impegnati nel prestigioso progetto di studi europeo, meritevole di avere come comun denominatore l’interscambio culturale (e soprattutto esperienziale!), per i partiti che ci rappresentano in Italia.

Da ex studente Erasmus mi sento parte della causa che in queste ore sta manifestandosi, a gran voce, attraverso i protocolli più incisivi della rete, quelli di Facebook. A sostegno della rivolta mediatica, infatti, esiste una pagina creata da pochi giorni che conta già con centinaia di utenti, solo una piccola parte dei 20mila italiani in Erasmus che saranno esclusi dal voto, se impossibilitati dal tornare a casa il 24 e 25 febbraio. 
La legge riferita al “voto per corrispondenza” dice che gli studenti temporaneamente residenti all’estero non sono compresi nella lista di quelli che vi si trovano per motivi di servizio o missioni internazionali. Secondo le leggi in vigore infatti, queste categorie sono “gli appartenenti alle  Forze armate e alle Forze di polizia temporaneamente all’estero in quanto impegnati nello svolgimento di missioni internazionali; i dipendenti di amministrazioni dello Stato, di regioni o di province autonome, temporaneamente all’estero per motivi di servizio e i professori e ricercatori universitari”.

Per tutti gli altri la suddetta è perentoria: “Cittadini italiani che si trovino temporaneamente all’estero e non appartengano alle tre categorie sopraindicate potranno votare esclusivamente recandosi in Italia presso le sezioni istituite nel proprio comune di iscrizione nelle liste elettorali”. Ergo, per apporre la croce sulla scheda i nostri ragazzi sono costretti a tornare in Italia, senza usufruire di alcun tipo di rimborso. Considerate voi stessi l’entità della spesa e ditemi se è giusto che uno studente sia costretto a sostenerla… 

Una soluzione ci sarebbe. Si chiama AIRE (Anagrafe Italiana Residenti all’Estero) e dà la possibilità a chi risiede all’estero di esprimere il proprio voto per corrispondenza. Solo che (guarda un po’!) bisogna aver maturato almeno 12 mesi di permanenza. Ergo, “mettiamoci una croce sopra”. Più che comprensibili, dunque, sentimenti di rabbia, frustrazione, disincanto nei confronti della politica, manifestati dagli studenti sul social network. 

Da qualche ora è stata inoltrata una petizione online al Ministro degli Esteri, Giulio Terzi, affinché si impegni ad includere gli studenti Erasmus al voto di febbraio. Nella Comunità Europea, l’Italia resta uno dei pochi Paesi a non poter usufruire del voto per corrispondenza in caso di temporanea permanenza fuori dai confini nazionali.

Una piccola postilla: In occasione delle Elezioni Politiche del 2011, i giovani socialisti Spagnoli hanno addirittura realizzato un video con le modalità di voto per chi non era nella penisola Iberica ma vincitore della borsa di studio Erasmus. Che differenza è?…

A questo punto non ci resta che attendere il responso di Terzi: concederà un respiro di modernità alle nuove generazioni o sarà invogliato a pulirsi il culo con un nostro diritto?…

…Restiamo fiduciosi e positivi…