12/31/12

…è viCina

Amici di Obiettivo Giovani,

stamane ho appreso una notizia che ha destato in me reale preoccupazione. Riguarda la Cina e la sua famelica, avida ed espansiva ramificazione in ogni settore della nostra economia, ergo nelle nostre vite.

Probabilmente ci abbiamo fatto l’abitudine ma sentire che addirittura centri commerciali, che hanno fatto la storia del nostro paese, vengano presi d’assalto dalla concorrenza asiatica dovrebbe essere interpretato come un campanello d’allarme per l’economia italiana tutta. Personalmente, mi sono fischiate le orecchie, ho sentito come un: “Ehi voi, badate che stiamo venendo a prenderci tutto!”.

Nella fattispecie, ad essere attaccati sono Coop ma anche a Esselunga, Conad, Carrefour, Auchan. Il tutto in un momento in cui i vertici cooperativi  sono in subbuglio perché il segmento del consumo risente del calo del potere d’acquisto e registra la prima crisi dei fatturati dal dopoguerra. A Ferrara, la “presa della Bastiglia” è già cominciata. I cinesi hanno aperto un ipermercato e soltanto adesso i loro concorrenti stanno cercando di reagire. Il fatto è che questa volta gli orientali non hanno copiato né intrapreso operazioni “sommerse”, ma si sono presentati con un proprio marchio, Yi Gou, in cui è possibile trovare veramente di tutto e a poco prezzo. Su una superficie di oltre 1.400 metri quadrati sono presenti più di seicento articoli, dalla casa all’abbigliamento, dalla cancelleria al make-up. Il centro commerciale è aperto ogni giorno dalle 9.00 alle 20.00, con orario continuato. La struttura ferrarese è un ipermercato-pilota, l’anello di una catena che dovrebbe in breve tempo ramificarsi lungo la penisola. 

L’icona dello sbarco cinese nella grande distribuzione italiana è rappresentata dall’ipermercato di Ferrara, che sorge accanto a Pittarello e a un ristorante sushi, ha prezzi di poche decine di euro, anche per l’abbigliamento, ed è stato affollatissimo in questi giorni poiché propone pure un grande assortimento di prodotti natalizi. Tutto il personale è cinese, ma commesse e cassiere parlano correttamente l’italiano. Niente a che vedere coi negozi cinesi di oggettistica presenti in molte città. Qui vi è la complessa organizzazione che sta dietro a un ipermercato e un business di rilievo.

Altre sedi commerciali Yi Gou sono operanti tra l’altro a Senigallia, nelle Marche, e a Osimo, sede dell’episodio singolare avvenuto qualche tempo fa, in cui un uomo che aveva rubato merce per 200 euro quando è stato scoperto da una della cassiere ha iniziato a denudarsi e masturbarsi, nel tentativo di spaventare le donne presenti all’interno del locale e crearsi una via di fuga. Ma poco distante stava transitando una pattuglia dei carabinieri, fermata da alcune donne che erano fuggite piangendo dal supermercato. Così il ladro masturbante è stato arrestato. 

Per la cronaca, Yi-gou è presente anche in Inghilterra, a Cardiff e possiede un ipermercato che ha sbaragliato la concorrenza locale al punto che ha pure aperto un sito Internet in cui gli abitanti possono fare la spesa che gli viene recapitata a casa, in pratica lo stesso servizio che in Italia fanno le grandi catene e che tra poco anche a Ferrara i cinesi proporranno.

Per quel poco che ne sappiamo, la proprietà di Yi-gou è di fondi d’investimento cinesi. A tirare le fila sono alcuni magnati orientali, nessuna joint venture con imprenditori locali (quello che invece in Cina spesso è un obbligo). La catena ha un massiccio piano di insediamenti in Europa. Coi suoi prezzi bassi che le tradizionali catene occidentali non riescono a praticare tenta di intercettare una fascia di consumo strappandola agli ipermercati.

A questo punto, iniziare a pensare al peggio potrebbe essere una buona strategia verso il miglioramento. Abbiamo bisogno di studiare nuove strategie di produzione, anche perché le nostre non ce le hanno soltanto sottratte, ma le hanno persino migliorate…

Reinventiamoci, in fretta! 

12/28/12

Il fuoco del Dragone cinese si sta consumando… E il nostro?

Amici di Obiettivo Giovani,

Cosa vi suggeriscono le immagini contenute in questo video? Rifletteteci, parla di un operaio, un uomo stremato dalle condizioni di lavoro alle quali è costretto per via del suo stato economico, disagiato, di povertà. Un uomo vessato, “torturato” sul posto di lavoro, al quale è stato sottratto finanche il suo diritto alla dignità umana (costretto, infatti, a servirsi di dell’involucro di un gadget per nascondere il suo Sos). Quest’uomo, magari, non avrà solo la sua di bocca da sfamare ma anche quella di una moglie, dei bambini. Tutti i giorni (festivi compresi) dedica la media di 15 ore al suo lavoro in condizioni di umanamente estreme e senza pause. Tutto per pochi dollari, pochissimi se rapportati all’impegno prestato. E’ un uomo senza prospettive, che lotta per la sopravvivenza, che vive in  gabbia, quella della sua vita. Da solo…

Vi confesso che quando ho visto il filmato, un’immagine si è delineata istantaneamente nella mia mente in maniera nitida… Quella del Giovane, il nostro, moderno, italiano, che combatte tutti i giorni per provare a vedere se c’è qualcosa oltre il tumulto che giace ormai in pianta stabile dentro e fuori di sè.

Adesso accantonate per un attimo gli occhi a mandorla e il retaggio culturale postcomunista…

…Il problema di quest’operaio non è forse anche il nostro?

12/27/12

Istruito + Precario – Pagato = Choosy!?

Amici di Obiettivo Giovani,

in tempi non sospetti siamo stati connotati, dal (ormai ex) Ministro dell’Istruzione Elsa Fornero, come “choosy” termine di origine anglosassone che in italiano si traduce con “schizzinoso”. Significa che siamo una generazione di giovani che ha delle possibilità d’inserimento nel mondo del lavoro ma che le rigetta perché troppo esigente, in sostanza che non si accontenta di cominciare con mansioni e paghe umili.

I dati, però, suggeriscono l’esatto contrario, perciò diamogli insieme uno sguardo…

Innanzitutto, rispetto alle generazioni che li hanno preceduti, questi ”choosy” risultano più preparati, pagati molto meno, con meno certezze e lavorano in orari che nulla hanno a che fare con quelli sindacali.

Dando uno sguardo ai numeri (forniti dal rapporto di Datagiovani che ha elaborato i microdati Istat della Rilevazione continua sulle Forze di lavoro) scopriamo che sono 355 mila gli under 30 al primo impiego in Italia nel primo semestre 2012, 80 mila in meno (una flessione quasi del 20%) rispetto al periodo pre-crisi (primo semestre 2007). E’ ancora una volta il Mezzogiorno a pagare il prezzo più alto della situazione di crisi, con oltre la metà del “taglio” dei neoassunti (-24%), mentre nelle regioni settentrionali la contrazione è stata meno ampia (-12%) e continuano a creare la maggior parte dei nuovi posti di lavoro (44%). 

Di questi dati, uno su tutti desta serai preoccupazione: oltre la metà dei neoassunti ha un contratto da dipendente a termine, solo 1 su 4 è a tempo indeterminato.

Per quanto riguarda la tipologia contrattuale, sembra peggiorata in termini di stabilità lavorativa. Nel 2012, infatti, sono ben 222 mila i giovani al primo impiego precari, 7 mila in più del 2007. Rappresentano il 62% dei neoassunti complessivi, mentre nel 2007 erano sotto il 50%. Dei 355 mila giovani che hanno trovato il primo impiego nei primi sei mesi dell’anno, quasi 6 su 10 sono stati assorbiti da attività dei servizi, specie nelle professioni commerciali, le uniche che ancora resistono alla crisi, a dispetto dei settori dell’industria e delle costruzioni.

Sotto il profilo culturale, tra questi “choosy laureati” sta crescendo il fenomeno dell’”overeducation”, ossia la copertura di mansioni che potrebbero essere occupate senza laurea. Quasi un laureato su tre neoassunto rientrava nel primo semestre 2012 in questa categoria, contro il 27% del 2007.

Analizziamo, infine, la volontà dei nostri “choosy”. La metà di essi presta servizio anche il sabato e quasi 1 su 4 la domenica. Salgono, imoltre, le proporzioni di giovani impegnati la sera (22%) o la notte (11%).

In conclusione, i fatti la dicono lunga circa l’idea aberrata che portavoci delle vecchie generazioni hanno su di noi. “Choosy” saranno stati loro… Noi, semmai, dovremmo essere chiamati “Super” dal latino “sopra” (di loro…)

12/26/12

Femminicidio: la Chiesa addita le donne

 

Amici di Obiettivo Giovani,

per femminicidio (o femmicidio) si intendono le violenze perpetrate dagli uomini ai danni delle donne in quanto appartenenti al genere femminile. Esso comprende tutti quei casi di omicidio in cui una donna viene uccisa da un uomo per motivi relativi alla sua identità di genere.

Un fenomeno, questo, che esiste da sempre e che continua ad acutizzarsi, non solo nelle civiltà mediorientali (là dove la piaga è legata a ragioni antropologico-culturali) ma anche nelle società occidentali come la nostra, nonostante la cultura di genere si sia evoluta molto dagli anni ’60 ad oggi.

Ciò è vero in Italia dove spesso sentiamo o leggiamo di casi di ragazze perseguitate da ex fidanzati, familiari e persone appartenenti alla loro cerchia di amici, che non hanno alcuna responsabilità, ma che invece vengono penalizzate dal semplice fatto di apparire dall’aspetto gradevole, una caratteristica che spesso risulta fatale per molte giovani donne.

In questo senso è chiaro che il “livello di colpevolezza” viene giudicato tale da persone, malviventi che soffrono di disturbi legati alla sfera sessuale. Ieri, ad esempio, un uomo ha additato le donne come “provocatorie” nei confronti degli uomini. Non è la prima volta che sentiamo ad un’uscita del genere. In questo caso, però, a mettere la firma è stato Don Corsi, parroco di San Terenzo, che ha affisso nella bacheca della chiesa dove presta servizio un volantino sull’istigazione alla violenza contro le donne. Ciò ha immediatamente, generato lo sgomento generale e la critica nazionale.  

Il titolo del volantino (successivamente rimosso) era: “Le donne e il femminicidio, facciano sana autocritica. Quante volte provocano?”. Il testo recitava quanto segue:

“L’analisi del fenomeno che i soliti tromboni di giornali e tv chiamano appunto femminicidio. Una stampa fanatica e deviata attribuisce all’uomo che non accetterebbe la separazione questa spinta alla violenza. Domandiamoci: Possibile che in un sol colpo gli uomini siano impazziti? Non lo crediamo. Il nodo sta nel fatto che le donne sempre più spesso provocano, cadono nell’arroganza, si credono autosufficienti e finiscono con esasperare le tensioni. Bambini abbandonati a loro stessi, case sporche, piatti in tavola freddi e da fast food, vestiti sudici. Dunque se una famiglia finisce a ramengo e si arriva al delitto (forma di violenza da condannare e punire con fermezza) spesso le responsabilità sono condivise. Quante volte vediamo ragazze e signore mature circolare per strada con vestiti provocanti e succinti? quanti tradimenti si consumano sui luoghi di lavoro, nelle palestre e nei cinema? Potrebbero farne a meno. Costoro provocano gli istinti peggiori e poi si arriva alla violenza o abuso sessuale (lo ribadiamo. roba da mascalzoni). Facciano un sano esame di coscienza: forse questo ce lo siamo cercate anche noi?”.

Ma la Chiesa non veniva in soccorso a tutti? Forse deve aver dimenticato le belle donne…

Un’altra azione fenomenale da parte dell’organo che più d’ogni altro dovrebbe proteggerci dal male, la Chiesa.

12/25/12

Articolo 21 dell’”Agenda Monti”: questa volta non parliamo di libertà

Amici di Obiettivo Giovani,

quest’anno Babbo Natale è stato davvero generoso con i regali. Infatti, non si è accontentato di farci trovare sotto l’albero nuove dimissioni da parte del Governo tecnico in carica, condite da una consequenziale abbondantissima iniezione d’incertezza per un futuro imminente, d’ansia per quelle che saranno le nostre sorti, di paura nei confronti dei candidati alle prestigiosissime poltrone, di depressione per l’andamento economico di ogni singolo. Anzi, ci ha aggiunto  30 punti “nuovi di zecca” che si promettono di promuovere un’inversione di tendenza, dal titolo: “Agenda Monti”.

Prima di commentarli, leggiamoli tutti con attenzione…

1. L’Italia deve impegnarsi per la creazione di un’Europa più comunitaria, meno intergovernativa, più unita e non a più velocità.

2. Mercato europeo interno più integrato e dinamico, maggiore solidarietà finanziaria tra gli stati membri con condivisione del rischio.

3. L’Italia deve confermare il proprio impegno nel rispettare le regole di disciplina sulla finanza pubblica.

4. La politica estera deve continuare nella direzione segnata dal governo Monti, tesa non solo a Europa e Stati Uniti, ma anche agli altri paesi del Mediterraneo, valorizzando “la rete di italiani nel mondo”.

5. Il debito pubblico al 120 per cento del PIL (Prodotto interno lordo) non permette di creare nuovi debiti per poter crescere. La crescita si costruisce su finanze pubbliche sane.

6. Mantenere il pareggio di bilancio strutturale, ridurre il debito pubblico fino al 60 per cento del PIL dal 2015, dimissione e valorizzazione del patrimonio pubblico per ridurre debito.

7. I sacrifici fatti hanno portato a un avanzo primario che può portare alla riduzione del debito, e quindi a una riduzione delle tasse.

8. La prossima legislatura dovrà impegnarsi a ridurre il prelievo fiscale complessivo, partendo da lavoro e impresa. Saranno necessari meccanismi di misurazione della ricchezza più affidabili e oggettivi, senza causare fughe di capitali.

9. Con la “spending review” sono stati risparmiati 12 miliardi di euro, e se ne risparmieranno altri nel 2013 con l’entrata in vigore di altre misure. Serve un approccio sistematico e continuativo per ridurre gli sprechi e la spesa corrente, tagliando il superfluo. La “spending review” deve diventare strumento ordinario, e non più straordinario.

10. Nei primi 100 giorni del governo occorrerà identificare le 100 procedure da eliminare o ridurre con priorità assoluta per snellire la pubblica amministrazione, per avere anche più trasparenza.

11. Rimuovere ostacoli per le liberalizzazioni nei beni e nei servizi, dare più concorrenza e vigilanza sulla stessa.

12. Incentivare gli investimenti delle imprese in ricerca e innovazione, con nuovi sistemi di finanziamento e di accesso al credito.

13. Serve un “Fondo per le ristrutturazioni industriali” che incentivi l’arrivo di capitali privati.

14. Intervenire sul commercio estero, semplificarne le regole per favorire le esportazioni delle aziende italiane.

15. Istruzione, università e ricerca sono fondamentali per il futuro economico e lavorativo dell’Italia: motivare gli insegnanti, nuovi modelli organizzativi nel segno dell’autonomia e della responsabilità. Premi economici per insegnanti e dirigenti meritevoli.

16. Mantenere gli impegni presi con l’approvazione dell’Agenda digitale, per la modernizzazione dei sistemi, della pubblica amministrazione e per creare nuove imprese.

17. Regole chiare e ragionevoli per incentivare l’economia verde, con sanzioni intransigenti per chi viola le norme sulla protezione dell’ambiente.

18. Dare migliore accesso al credito agrario specializzato, favorire l’export dei prodotti agricoli italiani e politiche coerenti per limitare il consumo di superficie agricola.

19. Valorizzare il patrimonio storico-artistico, creando anche intese con fondazioni di origine non bancaria e con nuovi accordi tra pubblico e privato, per avere più finanziamenti.

20. Mantenere e puntare sulle riforme del lavoro e delle pensioni fatte nell’ultimo anno di governo: “non si può fare marcia indietro”.

21. Rilanciare un piano di occupazione giovanile e incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro.

22. Detassazione selettiva dei redditi di lavoro femminile per favorire l’occupazione delle donne, e ridurre la differenza di genere in ambito lavorativo.

23. Rendere lo stato sociale (welfare) più razionale e aperto all’innovazione, tagliando sugli sprechi. In ambito sanitario lo si può fare puntando anche sul potenziamento dell’assistenza docimiliare e con misure per rendere più semplice e trasparente l’accesso alle prestazioni agevolate.

24. Favorire il mantenimento di una società aperta in cui tutte le posizioni siano contendibili e non acquisite per sempre. Merito e produttività devono essere gli elementi essenziali per la valutazione del lavoro, specialmente in ambito pubblico.

25. Riformare lo Stato, creando per esempio un federalismo responsabile e solidale “che non scada nel particolarismo e nel folclore”.

26. Riconciliare la politica con i cittadini partendo da una riduzione dei contributi pubblici, anche indiretti, ai partiti e ai gruppi parlamentari e dei rimborsi elettorali. Tracciabilità dei bilanci dei partiti.

27. Lotta costante all’evasione fiscale, identificando le grandi aree di illegalità.

28. Norme severe in tema di anticorruzione, antiriciclaggio e autoriciclaggio: bisogna rivedere la riduzione dei tempi di prescrizione per questi reati.

29. Serve una nuova e coerente disciplina del falso in bilancio, così come servono leggi chiare e coerenti sulla prevenzione del conflitto di interesse.

30. La lotta alla criminalità organizzata deve continuare senza esitazione, anche grazie a procedure di appalto più trasparenti e di sequestro dei beni più rapide ed efficaci. Il recente provvedimento sull’incandidabilità muove in questo senso.

Dunque, tanto per cominciare quello che risalta subito agli occhi è l’articolo 21. Articolo 21… Vi fa pensare a qualcosa? Ma certo! Ironia della sorte, ci rimanda a concetti quali la libertà d’espressione del libero pensiero eccetera eccetera… Solo che, ahimé, qui di libertà ce n’è davvero poca. Vabbé, a parte l’ironia del  riferimento culturale, su 30 questioni intavolate, soltanto una sviluppata per altro in maniera tristemente superficiale è dedicata a noi!

“Rilanciare un piano di occupazione giovanile e incentivi a sostegno della formazione e dell’inserimento nel mercato del lavoro”… Ma in che modo? Dove sono i progetti attraverso i quali concretizzare questo punto? Quando si inizia? Siete pronti o no?

I giovani hanno diritto ad un piano teso a migliorare (se non attuare!) il loro inserimento nel mondo del lavoro, partendo dall’università fino ad arrivare a un contratto che permetta loro di vivere  dignitosamente, passando per un tirocinio produttivo.

Leggendo questi punti avverto una grottesca demagogia anni ’60 che trasmette meno credibilità della celebrazione della messa da parte di un prete fidanzato, per intenderci. Tanti riferimenti a come risollevare l’immagine e la struttura dell’Italia a livello europeo espressi in puro e per certi versi incomprensibile politichese a dispetto di zero argomentazioni su come risollevare, nei fatti, la condizione disastrata della nostra economia e occupazione. Abbiamo bisogno di spendere di meno, guadagnare di più, rilanciare l’occupazione giovanile…

Al di là di quanto scritto, una domanda mi sorge spontanea: Se restano da fare così tante cose, da quanto leggiamo bisogna praticamente ripensare all’intero sistema Italia, chi ci ha governato fino a questo momento, di cosa si è occupato?

12/22/12

Presidente, nel caso… Questa volta risponderebbe alla domanda?

Amici di Obiettivo Giovani,

stamane riflettevo su quanto sia grottesco che il neodimissionario Presidente del Consiglio non abbia ancora sciolto la riserva sulla sua possibile candidatura… In questa sede  mi asterrò dal commentare la moltitudine di problemi di cui si dovrebbe discutere da prima di subito per dare una risposta ai Giovani, perché il fine ultimo di questo post è quello di prendere spunto dal tema che più di ogni altro, negli ultimi giorni, sta godendo di mediaticità, ossia la sorte del Professore, per giungere alla modalità  attraverso cui tale argomento viene affrontato.

Ad ora sappiamo ben poco. Innanzitutto non è detto che “Mister tax” ufficializzi la sua discesa in campo. Al contrario, nelle ultime ore si sta diffondendo tra i critici un motivato scetticismo in merito all’impegno diretto dell’ex rettore della Bocconi in campagna elettorale. Alcuni, infatti, scommettono su un suo passo indietro. Anche tra quelli che lo circondano in maniera più ravvicinata, dallo staff ai giornalisti, si continua col medesimo ritornello secondo cui Monti non avrebbe preso ancora alcuna decisione netta.

Dal canto loro, le fonti governative ribadiscono quanto avanzato nel corso della settimana che ci ha preceduti: “Domenica non ci saranno annunci o discese in campo, ma solo l’esposizione di quello che, secondo il presidente Monti, si deve ancora fare per ammodernare il Paese e tornare a crescere”. I sondaggi, peraltro, non sono incoraggianti per la lista centrista disposta a sostenerlo. Una curiosità su tutte riguarda la possibilità per lui di subentrare a Napolitano, ormai in corso di semestre bianco.

Secondo indiscrezioni, durante la conferenza stampa di domenica, l’europeista per antonomasia potrebbe limitarsi a presentare la famosa “Agenda Monti” per l’Italia di domani e vedere la reazione dei partiti.

Insomma, voci e vocine “gossippare” utili soltanto a generare confusione tra la gente, quella comune, il popolo. Parlo di quelle persone che non vogliono altro che vedere i propri figli se non non felici, almeno sereni, di quella massa poco interessata alle logiche politico-mediatiche ma che, soprattutto, non ci capisce un cazzo!

Perché, invece, non parliamo dei contenuti di questa ”Agenda Monti”, quali sono i punti che realmente possono dare un contributo migliorativo al nostro domani (che è ormai divenuto l’oggi!)? Cosa c’è in serbo per noi?

Presidente, nel caso… Questa volta risponderebbe alla domanda?

12/21/12

Stage remunerati: sul serio una buona notizia?

Amici di Obiettivo Giovani ben ritrovati,

La notizia che oggi ha urtato la mia sensibilità riguarda lo stage, da noi il tirocinio. Quel “collante” tra studio e lavoro che dovrebbe agevolare l’ingresso dei giovani nel mondo delle professioni. Subito un’annotazione: anche in questo facciamo la differenza rispetto al resto del mondo, per il modo di svolgerli ma soprattutto per “la” caratteristica: la remunerazione. In Italia, una volte su due, o più precisamente nel 52,4% dei casi infatti, lo stage non prevede alcuna forma di guadagno né tantomeno di rimborso spese, come indica l’ultimo studio dell’Isfol (Istituto per lo sviluppo della formazione dei lavoratori) e la “Repubblica degli stagisti” (una rivista on line specializzata nell’argomento).

Adesso, però, pare che le cose stiano prendendo una piega differente…

Pochi giorni fa, il ministero del Welfare ha definito una bozza che è stata discussa dalla commissione Lavoro della Conferenza delle Regioni. In sostanza si disporrebbe una soglia minima di 400 euro lordi al mese per ogni stagista. Non siamo al cospetto di una rivoluzione epocale “ma almeno è qualcosa” considerata la situazione descritta poc’anzi.

Le linee guida prevedono anche limiti di tempo. Il tirocinio standard non potrà durare più di sei mesi; quello di reinserimento, riservato a disoccupati e cassaintegrati, non più di un anno; quello riservato ai disabili, invece, non più di due anni. Tutti limiti non prorogabili. Non sarà possibile fare più di uno stage presso lo stesso datore di lavoro e ci sarà anche un tetto al numero di stagisti a seconda delle dimensioni dell’azienda; de facto al massimo uno stagista per le aziende fino a cinque dipendenti e così via a salire. Mentre le imprese senza dipendenti potranno avere tirocinanti solo se appartengono al settore dell’artigianato artistico. Su  questo punto, però, c’è ancora da lavorarci. Un paio di particolari interessanti: le nuove regole non vedranno la luce a breve termine e da questo momento in avanti la mano passerà alle Regioni che dovranno trasformare la bozza in legge.

Che dire? Si tratta certamente di una buona notizia, ma su due punti resto scettico: si tratta dell’ennesimo buon proposito per l’anno nuovo che si tradurrà in una mastodontica bufala? Se così non fosse, lo stage remunerato servirà davvero ad inserire i nostri ragazzi nel mondo del lavoro, o gli regalerà un semplice “contentino” da spendere per un week da sballo?

Noi siamo ottimisti, perciò stiamo a vedere che succede…

12/20/12

Professione fa rima con disoccupazione

Amici di Obiettivo Giovani,

nella giornata di ieri la X Commissione per le attività produttive della Camera ha approvato la legge che regolamenta le associazioni delle professioni non organizzate con Ordini o collegi. La suddetta arriva a compimento a seguito di un percorso lungo 20 anni e caratterizzato da conflitti profondi tra il mondo delle professioni di carattere ordinistico e quello delle nuove professioni, organizzate  in associazioni. Un universo, quest’ultimo, vasto ed eterogeneo che comprende più di 40 figure professionali: dai tributaristi ai grafologi, dagli archeologi agli amministratori di condominio ma anche barman, esperti shiatsu e musicoterapeuti. In proposito si è espresso il Presidente del Colap (Coordinamento libere associazioni professionali) Giuseppe Lupoi, affermando che  l’approvazione di tale legge rivoluziona di fatto il sistema professionale, rendendolo più moderno, efficace e competitivo rispetto al passato. “Con questo provvedimento – ha rimarcato Lupoi – si è garantita l’utenza e dato dignità e status ad oltre tre milioni di professionisti riconoscendo per legge il sistema duale delle professioni composto da ordini ed associazioni”.

…Rivoluzione nel sistema professionale? Professioni più libere, moderne ed efficaci?…

Ma in quale società vivete? Credete forse che mettere un’etichetta “Doc (di origine controllata)” serva a trasformare le professioni in lavoro? Lo sapete che può definirsi lavoro solo un’attività che genera ricchezza a chi la esercita (e non a chi ne predispone le linee guida)? Siete a conoscenza del fatto che in Italia deteniamo il record di professionisti disoccupati? Qual è il ragionamento secondo cui dovremmo immetterne nel mercato del lavoro altri professionisti se non riusciamo ad inserire i precedenti? Non vorrete mica creare un nuovo ed ermetico universo professionale (“in modalità a pagamento”), sulla falsariga delle milleuno facoltà senza sbocco, per lucrare sulle speranze dei nostri ragazzi? Perché sapete… Sentiamo puzza di questo…

Visto che siete tanto bravi a rincoglionire la gente con i vostri numeri, grafici e statistiche che delineerebbero l’economia nazionale, vi invito a fare un calcolo, molto semplice: “Quanti posti ho a disposizione per la X professione?”.

Potreste iniziare con l’eliminare la professione del disoccupato. In tanti ve ne sarebbero grati.

12/19/12

Buon Natale anche a te Joseph

Amici di Obiettivo Giovani, questa mattina mi sono svegliato di buon’ora e ho deciso di dedicare la mia giornata ai meno fortunati, riempiendo un bustone di indumenti che difficilmente indosso o che sono diventati ormai obsoleti, per donarlo a chi ne ha più bisogno. Ci sarà di certo del “sano egoismo” in questo  ma credo sia meglio averne e adoperarsi di conseguenza, che non il contrario. Perciò, sono saltato in auto e ho reso il mio omaggio ai poveri. 

Come me ci hanno pensato moltissime altre persone e tante altre ancora avranno promosso una raccolta fondi per beneficenza ancor più produttiva, al fine di accontentare una fetta assai più ampia di poveri. Su larga scala, poi, esistono associazioni umanitarie (quelle serie) composte da gente che dedica la propria vita al sostegno degli altri, senza ricevere nulla in cambio. Persone che, con la loro benevolenza, danno ogni giorno lezione di umanità al mondo.

Mentre sul nostro pianeta accade tutto questo, su un altro, precisamente all’interno delle mura più insonorizzate della storia, quelle Vaticane, abitano i veri delegati (per meglio dire, nominati) al sostegno del prossimo, quelli “istituzionalmente corretti”. Tra tutti spicca il personaggio raffigurato nella foto posizionata alla sinistra di voi che state leggendo, colui il quale rappresenta l’esempio per antonomasia, un’icona in carne ed ossa, l’uomo che conta più voti sulla Terra, pur non appartenendo ad alcun partito (per il solo motivo che il partito è egli stesso e si fa chiamare Chiesa).

Ma cosa fanno gli uomini del “Chiesa”, guidati dal suddetto leader, per meritarsi cotanta stima da parte di tutti gli schieramenti, nazioni e popoli? Vediamolo nei fatti…

A luglio è stato pubblicato il bilancio consuntivo consolidato della Santa Sede, che per il 2011 ha chiuso con un disavanzo di quasi 15 milioni di euro. Il Governatorato in compenso ha registrato un attivo di 22 milioni: grazie soprattutto ai Musei Vaticani che hanno prodotto 91 milioni di ricavi, 9 in più dell’anno precedente, con oltre 5 milioni di visitatori registrati. Come è risaputo, il costo maggiore si riferisce al personale: i dipendenti, al 31 dicembre dell’anno scorso, erano 2.832 per la Santa Sede più 1887 nel Governatorato. Una chicca su tutte, il presepe vaticano: un’opera da 550 mila euro realizzata nel 2009. Ah è vero, scusate, l’anno successivo, per venire incontro alla crisi economica che si faceva ardente, il Vaticano ha ordinato la realizzazione di un presepe low cost: è costato solamente 300 mila euro!…

Quest’anno il cardinale Tarcisio Bertone ha presentato il nuovo regolamento della prefettura degli Affari economici della Santa Sede, per tenere sotto controllo le spese dei vari dicasteri vaticani. E sotto Natale l’esempio non poteva che arrivare dal presepe appena inaugurato in piazza San Pietro: è costato 21.800 euro di mano d’opera, e cioè 180 mila euro in meno dell’anno scorso, grazie alla Regione Basilicata e ai suoi imprenditori che hanno offerto statuette ed ambientazione del valore di 90 mila euro.

A proposito, è di oggi la notizia che la Commissione Europea ha approvato la norma italiana sull’esenzione Imu per la Chiesa in relazione agli immobili non commerciali. Questa, è stata definita da Bagnasco: “Equa e giusta”…

Nel frattempo, da ogni latitudine, da una parte lo spreco di cibo, dall’altra le carestie e la mancanza di beni di prima necessità, affamano 870 milioni di persone nel mondo e la malnutrizione è la principale causa di morte per 2 milioni e 500 mila bambini ogni anno.

Numeri e tempi fanno tremare i polsi: Muore 1 bambino ogni 5 secondi…

…Che dire? Buon Natale anche a te Joseph.