1.500 disabili chiedono “assistenza sessuale”. Un diritto negato solo in Italia

In compagnia di amici affetti da distrofia muscolare

Amici, oggi vorrei concentrarmi su un tema che mi sta a cuore in maniera particolare perché, proprio qualche mese fa, ho avuto la fortuna di osservarlo, seppur per un brevissimo lasso di tempo, in maniera decisamente più ravvicinata di quanto non avessi fatto per tutta la mia vita: la disabilità.

Considero quest’argomento più che mai pertinente con quello da me trattato, dei giovani, in quanto sono convinto che una persona affetta da tale malattia disponga di un’apertura cognitiva, una spiritualità, un’elasticità mentale tale da renderla, per altri versi, assai più libera rispetto a noi cosiddetti “sani”. Ad uno spirito libero equivale certamente uno spirito giovane, fatto di carica emotiva, di serenità interiore, di sorriso incondizionato in grado di irradiare coscienze. Lo stesso spirito che oggi si nasconde dietro la coltre delle nostre personalissime vicissitudini, che non riconosciamo più perché troppo distratti dal  velocissimo, transeunte, effimero e conformista quotidiano. Spirito libero, quello di cui ci ricordiamo solo in occasione di un funerale o di una tragica notizia che ci riguarda.  

Oggi l’Italia non dà molto spazio alle esigenze naturali di questi “portatori sani”, i diversamente abili. Anzi, al contrario, le trascura nei suoi aspetti più viscerali.

E’ il caso dell’assistenza sessuale (per disabili), presente in tutti i Paesi d’Europa e assente solo nel nostro. Ora, però, pare che il tabù si stia rompendo… Il merito è di Max Ulivieri, un web designer affetto da grave disabilità che ha promosso una raccolta di adesioni online per istituire (anche qui da noi) la figura dell’”assistente sessuale”. ”In poco più di due mesi – afferma Ulivieri – e senza alcuna pubblicità, si sono già raccolte circa 1.500 adesioni”. Aderenti all’appello in rete (firmiamo.it/assistenzasessuale) sono state in maggioranza persone comuni, senza alcun handicap e che hanno semplicemente sposato la causa”.

I promotori hanno spiegato che, nella fattispecie, l’iniziativa consta in una pratica soprattutto relazionale, empatica e comunicativa che risponde a un problema reale dei disabili. “Le pulsioni sessuali costantemente represse e impedite nella loro manifestazione, sia autonoma sia relazionale – si legge nella petizione – si risolvono infatti in un costante e ossessivo stress psichico che affligge non poco l’esistenza di chi non ha autonomia nell’uso del proprio corpo. Determinate forme di disabilità, rendono impossibile l’uso delle mani, quasi tutte le forme di disabilità rendono difficoltosa, se non impossibile, l’interazione fisica e sessuale con partner adeguati, più spesso con qualunque tipo di partner consenziente”.

In Svizzera, Danimarca, Olanda, Svezia e Germania questo servizio è già esistente. In Olanda, addirittura, risulta a carico del servizio sanitario nazionale.

“L’assistenza sessuale a persone con disabilità – continua Ulivieri – è praticata da operatori volontari che hanno seguito dei corsi in ambito medico, sessuologico, etico e psicologico e che hanno sviluppato una grande sensibilità verso gli altri. Una terapia vera e propria rivolta al benessere psicofisico di persone che, per un motivo o per l’altro, si trovano a non essere autonome nell’espressione dei propri bisogni di tipo sessuale e, in senso lato, erotico-affettivi. Persone che possono riscoprire il proprio corpo come fonte di piacere e non solo di sofferenza e di disagi quotidiani, attraverso il contatto, le carezze, il massaggio, gli abbracci, i giochi erotici o anche semplicemente la presenza, l’affetto e l’umanità”.

Dopo la petizione online, che resta un’iniziativa privata, il prossimo passo sarà l’istituzione di un comitato per la raccolta ufficiale delle firme, da consegnare alle istituzioni. “I primi referenti – ipotizza Uivieri – potrebbero essere le Regioni”. 

Come di consueto staremo a vedere quale sarà l’esito della richiesta, questa volta “umana”, prima che necessaria. 

“…Ai miei amici di Bordighera”

2 thoughts on “1.500 disabili chiedono “assistenza sessuale”. Un diritto negato solo in Italia

Comments are closed.